
In risposta all’aumento delle segnalazioni di pressioni politiche contro donne elette nell’attuale contesto subnazionale, il Centro Europeo di Supporto Elettorale (ECES) ha partecipato alla tavola rotonda “Donne in politica, libere da molestie e violenza”, un’iniziativa sviluppata in partenariato con istituzioni pubbliche, organizzazioni femminili e attori della cooperazione internazionale per rafforzare la prevenzione e la risposta alle molestie e alla violenza politica contro le donne.
In un contesto post-elettorale caratterizzato da nuove accuse di pressioni esercitate su autorità elette e dai cosiddetti accordi di “governance condivisa”, l’evento è stato convocato dal Vice Ministry of Equal Opportunities, dal Plurinational Electoral Body, dal le Ombudsperson’s Office Pedro Francisco Callisaya Aro e dalla Asociación de Concejalas y Alcaldesas de Bolivia (ACOBOL). L’incontro ha riunito rappresentanti della Coordinadora de la Mujer, della Friedrich-Ebert-Stiftung in Bolivia (FES), della Asociación de Concejalas y Alcaldesas de Bolivia (ACOBOL), di ActionAid Bolivia, Oxfam Bolivia, del Departmental Prosecutor’s Office of La Paz, della Special Force to Combat Violence (FELCV) quale unità specializzata della polizia boliviana, del Ombudsperson’s Office, nonché esperti in democrazia paritaria e violenza e molestie politiche di genere contro le donne.
La tavola rotonda è stata aperta dai rappresentanti della Friedrich-Ebert-Stiftung in Bolivia (FES), mentre le considerazioni finali e le prospettive sulle sfide future sono state presentate da Katia Uriona G., a nome del Centro Europeo di Supporto Elettorale (ECES). Nei suoi interventi, ha evidenziato i limiti dell’attuale quadro giuridico e il ruolo dello Stato e delle sue istituzioni competenti come garanti dei diritti. Ha inoltre delineato i principali assi da considerare nell’agenda di riforma della Legge 243, al fine di garantire una risposta efficace alle denunce, un’adeguata assistenza e protezione per le donne vittime, nonché sanzioni contro i responsabili. Ha sottolineato l’importanza di consolidare alleanze strategiche tra istituzioni pubbliche, organizzazioni della società civile e cooperazione internazionale per salvaguardare i progressi della democrazia paritaria e garantire che le donne possano esercitare i propri mandati libere da pressioni, minacce e violenza politica.
Nel corso dell’evento, i partecipanti hanno evidenziato l’urgenza di affrontare le persistenti pratiche di violenza politica nell’attuale processo subnazionale, in particolare i cosiddetti “impegni di governance condivisa” — accordi informali attraverso i quali le donne elette vengono spinte a dimettersi prematuramente a favore di supplenti o accordi partitici. È stato sottolineato che tale pratica costituisce una forma di molestia e violenza politica, è priva di base giuridica e mina la volontà popolare espressa attraverso il voto.
Il primo panel ha affrontato le principali sfide nel garantire i diritti politici delle donne nello scenario post-elettorale, analizzando le barriere strutturali che ostacolano una partecipazione politica libera dalla violenza. La Asociación de Concejalas y Alcaldesas de Bolivia (ACOBOL) ha presentato casi documentati di molestie e violenza politica contro donne elette, la loro caratterizzazione a livello nazionale, nonché esperienze condivise e riflessioni sulla resilienza delle donne e sulla continuità del loro impegno nelle cariche pubbliche.
Il secondo panel si è concentrato sulle competenze istituzionali e sulle sfide operative dello Stato nell’affrontare tali casi. Hanno partecipato autorità della Directorate of Equal Opportunities, della FELCV e del Ombudsperson’s Office, presentando percorsi di denuncia, meccanismi di protezione e azioni di risposta ai casi di violenza politica.
La tavola rotonda fa parte della campagna di comunicazione “Il mandato non è negoziabile: No alla governance condivisa”, promossa da istituzioni pubbliche, organizzazioni femminili e partner strategici per affermare pubblicamente l’illegalità di tali accordi, incoraggiarne il rifiuto sociale e istituzionale e rafforzare i meccanismi di prevenzione, denuncia e protezione delle autorità elette.







